giovedì, 06 settembre 2007, ore 21:58

J'ai tout vu, Je n'ai rien retenu

Stupisce che ciò che non esiste possa fare tanto male.

Ho lasciato la poesia nell'altra stanza, insieme alle altre cose che ho perduto.
Ormai stanco, non ho il coraggio per avere paura.

Accarezzo la mia infinita tristezza: è poco più di uno stupido souvenir, senza una mensola su cui poggiare.

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mercoledì, 25 aprile 2007, ore 18:44

Peli di cazzo (reprise).

Sei arrivato alla stazione della Metropolitana di Anagnina, dopo i 40 minuti di metro sbatacchiato da una masse informe di persone sudate viscide e maleodoranti, dopo aver lottato per salire sulla metro, dopo un'ora di treno in piedi, nel corridoio di passaggio di un vagone, interrotto continuamente da nomadi viaggiatori che chiedendo permesso vagano su e giù per il treno nella vana speranza di trovare un posto a sedere.
Sei sceso dalla metropolitana e anche oggi la vescica ti scoppia. Pare che tu debba fartela sotto, non ti sembra possibile trattenerla. Correndo arrivi al bar, senza dire una parola entri nel bagno e di corsa spalanchi la porta interna...

...quando una puzza tremebonda t'avvolge, come a volerti togliere per sempre il fiato.

Guardi in basso, e pare che tutti gli elefanti diarroici di Moira Orfei abbiano deciso di cagare in quel cesso proprio quella mattina. E pur essendo elefanti ammaestrati, pare che nessuno gli abbia insegnato a tirare l'acqua.
Ma non puoi fare niente, la vescica impera e tu devi obbedire.
Te lo tiri fuori e urini. Non sai dove guardare, e lo sguardo cade nella voragine che il tuo piscio scava nella più grande smerdata che la mente umana può concepire.

Esci dal bagno.
Ti chini quasi a novanti gradi. Un singolo conato e vomiti quel poco che avevi nello stomaco.
Lì, nel salone, davanti a tutti.


Ti pulisci le labbra con il dorso della mano.
Ti sistemi i pantaloni.

Esci dal bar, senza guardare in faccia nessuno.
Quel sapore schifoso persiste nella bocca. Per non parlare dell'odore. Sembra che perfino il tuo cervello puzzi.

Sali le scale, guardi l'elemosinante.
Ti ci siedi accanto e aspetti.

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mercoledì, 07 febbraio 2007, ore 01:07



Di incubi ne ho già avuti molti, sai.
Mi piace ricordare quella sensazione
di quando tocchi il fondo.
Ne esistono molte, non sono tutte uguali.
La mia preferita è
quando il tempo non ha più senso
uguale, scorre, giorno, giorno, notte,
e non sai ricordare quando iniziò.
Così anche lo spazio perde realtà
e sembra di essere da sempre nello stesso posto,
come in prigione.


Ma questo era tanto tempo fa.
- Un'altra vita -

Non temere, non ti racconterò storie terribili
non ne ho mai avute.

Ricordo anche,
quando i miei occhi non fissavano un punto
la mia testa non teneva un pensiero
e perfino il silenzio era un rumore,
nel momento in cui stavo provando a farmi una domanda,
allora, mi si avvicinava una voce,
dolce e tranquillizzante mi diceva:
"Prova a uscire. Esci. Niente ti tiene qui."
Cerco di guardarle il volto, ma non riesco a vederlo.
Non ci riesco mai.
Ricordo le sue mani, piccole, bianche, fredde.
Ne sento la mancanza.
Forse neanche lei sa vedermi ora
nella mia divisa d'ordinanza.

Subisco il gelido fascino in tutte le sue forme;
quella voce, quelle mani, non torneranno più.

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mercoledì, 22 marzo 2006, ore 00:01

Peli di cazzo

Una TurcaStai lì, in piedi, con il pene tra le mani, stai urinando già da qualche minuto e vaghi con lo sguardo, avanti, in alto, di nuovo avanti.
Le ultime gocce. Te lo sgrulli, con fermezza, quando la tua attenzione viene carpita da un dettaglio: un pelo, nero, arricciato.
Ti fermi a osservarlo. E' un pelo. Un pelo di un cazzo. E non è il tuo. Un pelo di un cazzo di uno sconosciuto.

Ora è tutto chiaro.
Stai al cesso del bar della stazione della metropolitana Anagnina. Sono le otto meno dieci e sei già in ritardo. Puzzi come un cane morto nonostante ti sia lavato un paio d'ore prima. Hai una cartella a tracollo. Fino a qualche minuto fa la tua vescica stava scoppiando.

Sei stato 40 minuti in metropolitana, in piedi, sbatacchiato di qua e di là da una massa informe di persone.

Hai corso per prendere la metro, e l'hai persa. Hai aspettato il convoglio successivo, ma era pieno. Troppo pieno. Quando si sono aperte le porte, i vagoni hanno rigurgidato persone, ma non è bastato. Hai aspettato un altro convoglio ancora. Era pieno anche questo, ma non potevi esitare. Sei entrato, in qualche modo.

Prima ancora, sei stato un ora su un interregionale. Non c'era posto a sedere, sei rimasto nella cabina d'ingresso, poggiato al palo centrale.
C'erano altre 10 persone, quasi tutte taciturne, ovviamente. Due ragazze stranamente avevano voglia di chiacchierare. Hai ascoltato i loro discorsi insulsi.

Ti sei alzato che era ancora buio. Ti sei svegliato stanco.

Tutto questo, per vedere un pelo di cazzo di uno sconosciuto.

Ti chini quasi a novanti gradi. Un singolo conato e vomiti quel poco che avevi nello stomaco.

Ti pulisci le labbra con il dorso della mano.
Ti sistemi i pantaloni.

Esci dal cesso, poi dal bar, senza guardare in faccia nessuno.
Quel sapore schifoso persiste nella bocca.

Sali le scale, eviti di guardare l'elemosinante.

Arrivi alla fermata del bus e aspetti.

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